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Dalla parte dei soprannumerari. Le conseguenze del genocidio palestinese sulla Giornata della Memoria.

Tra pochi giorni, in Italia, si celebrerà la Giornata della Memoria. Il 27 gennaio, in occasione dell’anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, da quasi vent’anni si organizzano eventi, incontri, celebrazioni per ricordare lo sterminio che i nazisti negli anni ’40 del ventesimo secolo hanno perpetuato nei confronti degli ebrei e di altre minoranze culturali ed etniche ritenute dall’ideologia nazista inutili e dannose per il futuro dell’umanità. La memoria che questo giorno vuole celebrare non è solo un ricordo ma un destare vivo l’allarme sul fatto che, se la Shoah è stata possibile, sarà possibile ancora.

Quest’anno però le cose sembrano diverse. Il contesto internazionale ci pone un ennesimo conflitto tra israeliani e palestinesi. Anche se è l’ultimo dei tanti, questo conflitto sembra caratterizzato da una diversità sostanziale rispetto ai tanti dal passato. Non è più una guerra di “difesa”, quella guerra che serviva a far rimanere integro e saldo lo Stato d’Israele, nato proprio dopo la scoperta della Shoah per essere segno di speranza e sicurezza per gli ebrei di tutto il mondo. Da qualche anno le cose sono cambiate. Anche in Israele è soffiato molto forte il vento del nazionalismo etnico. Nel 2018 questa tendenza politica è culminata nella promulgazione di una legge fondamentale, una sorta di legge costituzionale in uno stato senza costituzione, che definisce lo Stato di Israele come “lo Stato-Nazione del popolo ebraico”. Prima di questa legge Israele non si è mai caratterizzato come uno Stato ebraico, neanche nella lingua ufficiale, che fino al 2018 erano ebraico e arabo alla pari. Oggi è solo l’ebraico, anche se l’arabo continua ad avere uno status speciale ma comunque di secondo livello. In Israele sono presenti molti arabi-israeliani, cioè cittadini israeliani di cultura e lingua araba che dopo il 2018 temono per il proprio ruolo di cittadini alla pari con gli israeliani ebrei.

Chi teme di più, e da tempo, dall’inizio di questa ventata di nazionalismo etnico, sono gli altri arabi, quelli palestinesi, che sempre più nel corso di questi ultimi decenni hanno subito una ghettizzazione e una marginalizzazione politica e territoriale sempre più forte. Il governo israeliano lo ha fatto con la costruzione di mura e altre infrastrutture che hanno frammentato il territorio palestinese per essere meglio controllato, lo ha fatto attraverso una massiccia campagna di colonizzazione ebraica dei territori, lo ha fatto nella ghettizzazione sempre più forte della cosiddetta striscia di Gaza. Gli eventi violenti degli ultimi mesi sono una semplice conseguenza di questa politica di controllo etnico, sia l’azione terrorista di Hamas del 7 ottobre sia la reazione spropositata del governo e dell’esercito israeliano nella striscia di Gaza. Ricordo che è notizia di pochi giorni fa l’accusa che il Sudafrica ha fatto ad Israele di genocidio davanti alla Corte internazionale di giustizia, accusa nata dalla storia della lotta all’apartheid che il Sudafrica di oggi rivendica a tutto il mondo.

La domanda ora è questa: tutto questo avrà delle ripercussioni negli eventi delle celebrazioni della Giornata della Memoria? Passerà in secondo piano il genocidio nei campi di sterminio di sei milioni di ebrei davanti al genocidio che gli israeliani, autodefiniti ebrei, stanno perpetuando nei confronti dei palestinesi? Il pericolo è serio e rischia di giustificare, davanti ai fatti atroci di oggi, i fatti atroci del passato.

Io credo che il giusto modo di affrontare la Giornata della Memoria di oggi è quella somministrare un paio di antidoti alle commemorazioni della memoria. La prima è quella di distinguere ebrei e israeliani, o comunque ebrei e governo di Israele. Checchè ne dicano le leggi dello Stato di Israele, l’essere ebreo è una realtà complessa, molto complessa, impossibile da sintetizzare e rinchiudere dentro i confini di uno stato bellicoso con accenti sempre più fondamentalisti. Molti ebrei non israeliani, ebrei europei e nordamericani ad esempio, hanno preso le distanze dalle azioni dei governi israeliani. Molti in maniera decisa e coraggiosa. L’ultimo del quale sono venuto a conoscenza è il comunicato dell’Unione ebraica francese per la pace (https://ujfp.org/ils-nassassinent-pas-seulement-les-palestinien-nes-ils-tuent-aussi-le-judaisme/?utm_source=mailpoet&utm_medium=email&utm_campaign=le-newslettertotal-communique-de-lujfp-14297&fbclid=IwAR1Eg8qR1umekY88CWLhAN0qyzWJFIa5osyo_G_TXIajfdSsMpeFIOafrdw) nel quale si fanno affermazioni molto forti: «Ciò che lo Stato d’Israele infligge ai Palestinesi ripete in molti aspetti ciò che l’antisemitismo ha inflitto agli ebrei. I dirigenti israeliani non hanno alcun diritto di richiamarsi alla memoria dei ghetti. Oggi Gaza è un ghetto. Quegli stessi dirigenti non hanno alcun diritto di rifarsi alla memoria del genocidio nazista. Gli ebrei sterminati erano dei dominati. Erano considerati una popolazione “soprannumeraria”. Sono state vittime di una ideologia di estrema destra. Oggi i Palestinesi sono trattati come “soprannumerari”. Nel 1945, il regime nazista è caduto, ma non le sue idee. L’estrema destra razzista, colonialista, suprematista, che calpesta i diritti fondamentali, è al potere in Israele ed è alleata a tutte le forze di estrema destra nel mondo, comprese quelle antisemite. Assassinano anche la memoria del genocidio nazista». Sono i dirigenti dello Stato d’Israele, i governanti, la classe dirigente, non gli ebrei ad assassinare la memoria del genocidio nazista.

Il secondo antidoto è quello del far emergere il vero insegnamento che la memoria della Shoah esprime: il dramma umano e politico-culturale della pulizia etnica, dell’eliminazione fisica dei “soprannumerari”, di quelli che non servono, siano essi ebrei, zingari, Testimoni di Geova, malati, disabili, neri, migranti, poveri, anziani, tutti quei “soprannumerari” che negli ultimi decenni, dal revival del nazionalismo etnico e dell’esclusivismo dei migliori, rischiano di essere cancellati da ogni memoria.

Per approfondire https://www.nplusonemag.com/online-only/online-only/a-dangerous-conflation/?fbclid=IwAR0r7PqUrYa2zpGrlrHqI3i-Pw89AR2hSNcPvi9eCL4skP7jDafk-jQuBq4

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